Nella Provincia meridionale di Reggio Calabria, nel punto più a Sud del continente europeo, vivono ancora oggi piccole comunità che parlano un’antica lingua di origine greca. Sono i Greci di Calabria, gli eredi della migrazione greca, riversatasi sulle coste ioniche tra l’VIII e il VI secolo a. C. per cercare nuove terre da coltivare. Da allora l’identità ellenica si radicò a tal punto da sopravvivere alla latinizzazione romana e perpetrare nel tempo anche grazie al successivo arrivo dei Bizantini, i quali riportarono la Calabria nell’orbita delle relazioni con l’Oriente per oltre mezzo millennio. A conservare la grecità delle successive contaminazioni straniere contribuì l’isolamento in cui vissero le comunità grecofone, confinate nell’Aspromonte fin dal IX secolo per sfuggire alla minaccia dei saraceni prima e dei turchi poi. La grecità calabrese si forgiò quindi lontano dal mare e all’interno di un microcosmo rurale dominato da montagne impenetrabili, intervallate dai letti pietrosi delle fiumare, gli unici corsi d’acqua e le sole vie d’accesso in una terra difficilmente raggiungibile anche dalla vicina Reggio. Il rapporto tra i Greci di Calabria e le loro montagne, fonte di vita e di sostentamento, cristallizzò nel tempo le abitudini e gli stili di vita di pastori e contadini che consacrarono le loro vite alla terra. La ruralità divenne così il perno fondante dell’identità dell’Area Grecanica, la quale ancora oggi riesce a regalare suggestioni del suo passato attraverso la lingua greca, le tradizioni culturali e la sua enogastronomia.